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Bitcoin è morto, lunga vita a Bitcoin!

Hold on!

L’aumento dei costi energetici e il delicato contesto di guerra in Ucraina hanno messo in seria difficoltà i miner del pianeta.
I network basati su Proof of Work, primo tra tutti Bitcoin, sono ormai in crisi da mesi confutando in maniera definitiva la validità del modello Stock to Flow.
L’hashrate di Bitcoin sta diminuendo in maniera esponenziale quindi appare evidente che, non potendosi più permettere di lavorare in perdita, i minatori stiano spegnendo le proprie macchine.
In altre parole, mentre da un lato il costo dell’energia sale quello di Bitcoin scende sempre più.
La situazione di molte mining pool e farm sembrerebbe compromessa. Le stesse Core Scientific e IRIS saranno probabilmente costrette a dismettere parte delle loro macchine ASIC.

Ma siamo davvero sicuri che tutto questo rappresenti il declino definitivo di Bitcoin?
Io ho i miei seri dubbi, e a ragion veduta.

Non mi meraviglierei se le grandi farm facessero cartello scegliendo di comune accordo di ridurre equamente la propria potenza di calcolo per abbattere i consumi e la reciproca competitività senza pregiudicare i profitti.
L’algoritmo di Bitcoin è programmato per adeguarsi constaterete alla nuova potenza computazionale del network ed infatti sta già andando ad abbassare la difficoltà con cui vengono estratti i nuovi blocchi.
Quindi, un hashrate più basso riduce automaticamente la complessità della Proof of Word, ottimizzando di conseguenza anche i costi energetici.

Alla luce di tutto questo, nonostante i comprensibili allarmismi iniziali, resto ancora fiducioso nelle visione di Satoshi Nakamoto.
Inoltre dobbiamo tener presente che il prossimo halving è sempre più vicino. Nel 2024 la ricompensa dei miners verrà ulteriormente dimezzata arrivando a soli 3,125 BTC andando ad aumentare, almeno in teoria, il valore di ogni singolo bitcoin in maniera esponenziale.
Solo il tempo potrà darmi ragione.
Nel frattempo, non ci resta che aspettare.

 

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